ECONOMIA: UNIONCAMERE SARDEGNA, L'ISOLA ANCORA IN CRISI; MALE EDILIZIA, MEGLIO L'AGRICOLTURA

4 Dicembre 2018 ore 07:59

ECONOMIA: UNIONCAMERE SARDEGNA, L'ISOLA ANCORA IN CRISI; MALE EDILIZIA, MEGLIO L'AGRICOLTURA

(CHB) - Cagliari, 30 nov 2018 - Il report sulla Sardegna, realizzato da Agenzia per la Coesione territoriale e Unioncamere nell'ambito di SISPRINT, Sistema Integrato di Supporto alla Progettazione degli Interventi Territoriali, presentato oggi a Cagliari, evidenzia una ripresa economica della regione piuttosto incerta a differenza di quanto accade per il resto del Paese. Un'economia non ancora uscita dalla devastante crisi che l'ha colpita, con un turismo (e piu' in generale i servizi) in forte ascesa ma con un Pil per abitante decisamente inferiore alla media nazionale, una scarsa capacita' di esplorare i mercati internazionali e un alto livello di invecchiamento demografico.
Il Report fornisce una lettura innovativa delle dinamiche economiche territoriali attraverso l'integrazione, la sistematizzazione e la valorizzazione del patrimonio di dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio e di altre fonti camerali e informazioni e fonti statistiche in grado di supportare l'attuazione degli interventi per lo sviluppo e la competitivita' delle istituzioni pubbliche interessate. Il Presidente: il report contiene alcuni dati non confortanti per la Sardegna, una regione in difficolta' che non ha potuto cogliere le opportunita' offerte dalla programmazione ragionale.

I DATI. In attesa di conoscere il bilancio dell'anno 2017 le cui risultanze dovrebbero essere rese disponibili nei prossimi giorni, le ultime valutazioni relative al 2016 indicano un ridimensionamento del Pil rispetto all'anno precedente. Ridimensionamento che ha parzialmente vanificato quanto realizzato nel 2015 e che si innesta in un processo di lungo periodo iniziato nel 2008 e che ha visto la regione essere in recessione per sette degli ultimi otto anni. Anni in cui si e' incrementato il processo di terziarizzazione della regione e a cui ha contribuito non solo il turismo ma anche altri settori =E2?=9Cnuovi=E2?=9D come l'informazione e la comunicazione, le attivita' artistiche e le riparazioni che hanno accresciuto il loro peso nella struttura del valore aggiunto regionale.

MALE LE COSTRUZIONI. Decisamente in difficolta' invece sono l'industria e le costruzioni. Il primo settore dall'inizio della crisi ha perso oltre il 40% del proprio valore economico con un trend recente che non appare essere ancora ben definito visto che nel 2016 si e' registrato un calo del volume economico di quasi l'8% dopo che l'anno precedente si era registrato un +22%. Le costruzioni invece hanno cominciato a manifestare nel 2016 dei timidi segnali di ripartenza dopo nove anni consecutivi di recessione ma la strada da percorrere per recuperare il 41% di valore aggiunto perduto durante la crisi appare essere ancora lunghissima.

INDUSTRIA MINERARIA. Meno in crisi ma comunque in sostanziale difficolta' appare l'industria mineraria. Molte delle miniere presenti sull'isola sono infatti avviate verso la chiusura e in molte zone e' gia' in atto una riconversione per rilanciare l'economia del territorio come dimostra il fatto che molte storiche zone minerarie inoltre puntano sempre piu' sul turismo ed attirano visitatori anche attraverso la creazione di un articolato Parco Geominerario patrocinato dall'UNESCO.

EXPORT. In una realta' regionale nella quale la propensione alle esportazioni e' molto bassa (numero indice Sardegna 60,2; Italia 100) e fortemente ancorata all'industria petrolifera questo crea una inevitabile dipendenza dell'economia locale dalla domanda interna. Componente che per=C3² e' in decisa difficolta' visto che il numero di occupati dal 2008 al 2017 si e' ridotto di circa 44.000 unita' con la spesa media mensile delle famiglie che si e' ridimensionata in termini nominali del 18%, che diventa circa il 25% laddove non venissero considerate le spese per le abitazioni e le utenze.

POVERTA'. Conseguenza di questo stato di cose e' la elevata presenza del fenomeno della poverta' relativa con una quota di famiglie in queste condizioni che nel 2016 era del 32,1% superiore rispetto alla media nazionale e che nel 2017 si era elevata al 40%. Famiglie che peraltro hanno un livello di anzianita' decisamente cospicuo visto che nel 2017 per la prima volta nella storia della regione si sono registrati 2 over 64 a fronte di un solo under 15. La forte dipendenza dell'economia sarda dalla componente interna deprime anche la capacita' delle imprese del territorio di assumere che appare di circa il 11% piu' bassa rispetto alla media nazionale ed e' trainata essenzialmente dalla provincia di Sassari. Inoltre si tratta di una richiesta di lavoro che tende a privilegiare i ruoli meno qualificati come dimostra la forte propensione ad assumere persone con al piu' la scuola dell'obbligo destinati a svolgere ruoli soprattutto impiegatizi. Il fatto che la provincia di Sassari contribuisca ad alimentare la domanda occupazionale evidenzia come il turismo oggi rappresenti il piu' significativo volano per favorire la ripresa economica della Sardegna. Piu' che incoraggiante e' l'esponenziale aumento di presenze turistiche (+24,4% tra 2012 e 2016, ben piu' elevato del +5,4%del Mezzogiorno e del +5,8 nazionale), cosi come il crescente utilizzo di strutture ricettive, che nel 2016 ha raggiunto i livelli medi di Sud e Isole.

AGRICOLTURA. L'agricoltura e l'allevamento costituiscono poi un ulteriore tassello nel puzzle dell'economia sarda. Le aziende agricole incidono infatti per il 20,4% sul totale delle imprese della Sardegna. Anche in questo ambito e' possibile individuare i segnali di una evoluzione in atto: pur essendo diminuite nel 2017 rispetto al 2012 (-0,7%), le imprese agricole registrano un notevole incremento del proprio valore aggiunto (+13,9% tra il 2012 e il 2016, in controtendenza rispetto al -0,8% medio di Sud e Isole e al -0,3% nazionale), e un aumento dell'occupazione (+3,6% nel periodo 2012-2017). Nel complesso, le 170mila imprese sarde registrate rimangono in linea, come densita' , alla media di Sud e Isole (imprese registrate ogni 100 abitanti nel 2016: numero indice 101,7; Italia 100). Superiore alla media nazionale (ma inferiore a quella del Mezzogiorno) e' anche la presenza di imprese femminili (numero indice Sardegna 104,3; Italia 100), aumentate del +3,3% tra il 2014 al 2017, cosi come quelle giovanili (numero indice Sardegna 102,9; Italia 100), diminuite per=C3² del -10,4% rispetto al 2012. (CHARTABIANCA) red =C2© Riproduzione riservata
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