ENERGIA, BIOMETANO E BIOGAS: OK REGIONE A LINEE GUIDA PER NORME E INCENTIVI; LE NOVITA'

27 Maggio 2020 ore 09:59

ENERGIA, BIOMETANO E BIOGAS: OK REGIONE A LINEE GUIDA PER NORME E INCENTIVI; LE NOVITA'

(CHB) - Cagliari, 26 mag 2020 - Via libera dalla Regione alle nuove Linee guida per la regolamentazione e l'incentivazione dello sfruttamento delle risorse per la realizzazione di impianti a bioenergie in Sardegna. Con l'ok della Giunta alla delibera proposta dall'assessore dell'industria Anita Pili (di concerto con l'assessore dell'Ambiente Gianni Lampis) è stato varato anche il relativo allegato "Impieghi attuali, bilancio delle emissioni e disponibilitaÌ? delle bioenergie in Sardegna". Il provvedimento rientra nel Piano energetico e ambientale 2015-2030 della Regione. Obiettivi delle linee guida sono l'analisi dell'attuale diffusione degli impianti alimentati a bioenergie presenti in Sardegna e del problema sulle emissioni in atmosfera, a partire dalle indagini e dagli studi effettuati nella regione. Il documento, inoltre, ha l'obiettivo di "fornire indicazioni per regolamentare e valorizzare l'utilizzo delle risorse disponibili noncheÌ=81 per realizzare e gestire correttamente gli impianti".

LINEE GUIDA. Le azioni attivate dal documento, si legge nelle linee guida, saranno attuate attraverso incentivi di determinate forme di recupero e valorizzazione delle risorse, in particolare con premialitaÌ? per gli operatori che sottoscriveranno accordi di ritiro dedicato alla valorizzazione energetica della biomassa da scarti di lavorazione e contributi per la realizzazione di strutture logistiche asservite al recupero e la valorizzazione della biomassa residuale. Tra gli altri strumenti attuabili sono previsti dalle linee guida: finanziamenti pubblici di impianti pilota (tipo cogenerativo con teleriscaldamento in aree industriali e in prossimitaÌ? dei centri urbani; valorizzazione di colture di micro-alghe (o di oleaginose in genere) per produzione di biocarburanti e impianti di teleriscaldamento asserviti a edifici di pubblica fruizione anche in presenza di offerta energetica termica di tipo privato) e strumenti di promozione e sviluppo della produzione di energia da biomassa (studi finalizzati all'individuazione di condizioni infrastrutturali e contrattuali favorevoli ad accordi di filiera per la produzione di energia termica da biomassa legnosa e di biocarburanti da colture dedicate di aree marginali; regolamenti di gestione delle aree industriali e artigianali rivolti a favorire e/o incentivare la produzione di energia da biomassa preferibilmente residuale; regolamenti urbanistici comunali atti a favorire con i necessari limiti e condizioni la localizzazione degli impianti termici a biomassa in prossimitaÌ? dei centri urbani).

BIOGAS. Sul fronte Biogas l'analisi sulla disponibilitaÌ? attuale delle bioenergie in Sardegna mostra che "eÌ? disponibile un quantitativo di sottoprodotti di originale animale, scarti colturali e rifiuti organici dal quale si stima sia possibile ricavare 98.3 chilo Tep (Tonnellata equivalente di petrolio), di energia sotto forma di biogas, di cui solamente un quarto circa viene consumato dagli impianti di produzione di energia elettrica esistenti". Per il Piano energetico "è imprescindibile che la valorizzazione delle bioenergie parta proprio da un adeguato sfruttamento di questa risorsa, attraverso lo sviluppo di vere e proprie filiere del biogas - dicono - la presenza di circa 40 ktep di biomassa solida proveniente da scarti agricoli attualmente non utilizzati dagli impianti esistenti si traduce in una strada alternativa agli impianti a biogas per incrementare la diffusione delle bioenergie in Sardegna. Da quanto analizzato - aggiungono - appare che il potenziale ancora da sfruttare sia quello relativo al biogas. L'indirizzo generale eÌ? quello di valorizzare prioritariamente il biogas, anche nella forma del biometano, rispetto ai bioliquidi e alle biomasse per le quali si deve puntare a ridurre al massimo le importazioni valorizzando le filiere corte autoctone e ad efficientare il parco impianti esistente". Il biogas, dicono le Linee guida "rappresenta una bioenergia su cui risulta opportuno indirizzarsi, soprattutto perch=C3© secondo le stime potenzialmente il biogas producibile in base alle risorse disponibili e non ancora impiegato ammonta a circa 75 ktep". In base al documento "l'alternativa agli impianti termoelettrici o cogenerativi tradizionali giaÌ? presenti nell'isola eÌ? costituita dalla realizzazione di impianti di produzione di biometano, che eÌ? possibile destinare sia all'uso nel settore dei trasporti che all'uso termico nel settore civile - dicono - in Sardegna si stima una producibilitaÌ? indicativa di biometano da Forsu di circa 1'700 Sm3/h. Considerando gli impianti a biogas esistenti incentivati dal Gse eÌ? possibile individuare la presenza di almeno 16 impianti convertibili a biometano capaci di produrre piuÌ? di 200 Sm3/h ciascuno". Le linee di indirizzo per la valorizzazione del biogas prevedono, quindi: la promozione dell'impiego del biogas per la produzione di biometano destinato al vettoriamento nelle reti di trasporto e distribuzione locali o, in alternativa, il biogas dovraÌ? preferibilmente essere impegnato in impianti di cogenerazione ad alto rendimento, favorendo l'autoconsumo, in particolar modo in realtaÌ? di tipo agro-industriale (concetto di filiera corta). Secondo le linee guida, per la produzione di biogas e biometano deve essere privilegiato lo sfruttamento delle biomasse di scarto rispetto a quelle da colture dedicate, impiegando (scarti agricoli; reflui zootecnici e scarti dell'industria alimentare come quelli derivanti dalla macellazione o il siero di latte e dai quali si stima sia possibile estrarre poco meno del 90% del biogas complessivamente disponibile; lavorazioni agroindustriali; depurazione delle acque e frazione organica dei rifiuti solidi urbani (Forsu)".

BIOMASSE LEGNOSE. Dalle linee guida emerge che per quanto riguarda le biomasse legnose gli impianti esistenti operanti nel settore civile "sono responsabili della maggior parte delle emissioni di polveri e benzo(a)pirene. La sostituzione degli impianti esistenti con nuovi piuÌ? efficienti sia dal punto di vista energetico che ambientale - dicono - potrebbe generare un significativo miglioramento della qualitaÌ? dell'aria (-47% sulle emissioni di polveri e -74% sulle emissioni di idrocarburi policiclici aromatici, in caso di completa sostituzione degli impianti esistenti), e una maggiore efficienza energetica con una potenziale riduzione dei consumi termici del settore civile del 7%". Questo indirizzo eÌ? individuato anche dal Piano della QualitaÌ? dell'Aria ma è necessario anche verificare la provenienza della biomassa solida consumata "in quanto il consumo non disponibile localmente non soddisfa i criteri di rinnovabilitaÌ? della risorsa". Per le biomasse legnose, le linee guide individuano tra gli indirizzi: Limitazioni alla realizzazione di impianti che prevedano la sola produzione di energia elettrica; Promozione dell'impiego di biomasse autoctone derivanti dalla pulizia e dalla manutenzione delle aree forestali e del verde pubblico, facendo in modo che le risorse siano utilizzate principalmente per la produzione di energia termica nel settore civile; Efficientamento del parco impianti termici civili, attraverso la sostituzione degli impianti a biomassa solida esistenti con tecnologie piuÌ? efficienti, e la diffusione di buone pratiche in tutti i casi in cui non sia possibile procedere con la sostituzione dell'impianto, con l'obiettivo di massimizzare lo sfruttamento delle bioenergie impiegate e ridurre l'impatto emissivo e l'installazione di nuovi impianti solamente in sostituzione di quelli fossili.

BIOLIQUIDI. Sulla situazione dei consumi attuali di bioliquidi, la cui provenienza eÌ? quasi completamente extra-regionale "considerata la scarsitaÌ? di informazioni sull'effettiva disponibilitaÌ? di bioliquidi, appare evidente come lo sviluppo di impianti alimentati a bioliquidi non rappresenti una prioritaÌ? delleLinee guida - si legge nel testo - le linee di indirizzo previste per questa bioenergia prevedono limitazioni alla realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica alimentati a bioliquidi di importazione, perch=C3© caratterizzati da rendimenti bassi e da un bilancio emissivo negativo e valorizzazione di eventuali bioliquidi autoctoni derivanti da scarti agricoli e agroindustriali e da grassi animali attraverso impianti di piccola taglia in cogenerazione, dedicati all'autoconsumo, nella logica della filiera corta".

I DATI SARDI. Nell'allegato alle linee guida viene descritto il quadro dei consumi e produzione di energia degli impianti esistenti in Sardegna, sia per quelli sui consumi di bioenergie che sulla produzione di energia elettrica e termica degli impianti operativi. Dai dati che emergono dal bilancio regionale nel 2017 si è evidenziato che i consumi di energia primaria e secondaria delle centrali termoelettriche hanno visto il 58% di utilizzo di carbone e altri solidi; il 33% di gas naturale e altri gas; il 7% di B=C3=ADoenergia e il 2% di prodotti petroliferi. In particolare il 72% dei consumi è destinato alla produzione combinata di energia elettrica e calore e nel complesso il 45% della B=C3=ADoenergia consumata è costituito da biomassa solida, poi il 38% da Bioliquidi (presenti solo in cogenerazione) e il 15% di biogas. I consumi di biomassa del settore residenziale rappresentano la quasi totalità dei consumi di bioenergie associati agli impianti termici con il 98,6%. Lo studio evidenzia anche che gli usi termici delle biomasse solide sono in leggera crescita nel settore residenziale e in netto aumento nei settori non residenziali per il triennio 2015-2017. Per quanto riguarda il settore residenziale i consumi di biomassa registrati nell'ultimo anno risultano pari a quelli del 2013 (circa 297 Ktep). Negli ultimi otto anni, inoltre, il numero degli impianti di piccole dimensioni alimentati a bioenergie è aumentato (dati Gse). In particolare lo studio mostra come la produzione elettrica da biogas ha subito un netto incremento aumentando di quasi nove volte tra il 2010 e 2017, contro il drastico calo della produzione di energia elettrica da biomasse solide -39%. Secondo i dati Terna, inoltre, il 65% circa del biogas consumato ha origine vegetale ricavato dagli scarti di attività agricole e forestali. I consumi diretti di rifiuti e di gas proveniente da processi di gassificazione di biomasse sono di scarso peso a livello regionale. Secondo questo rilevamento gli impianti a biogas hanno performance migliori se alimentati con biogas da attività agricole e forestali con rendimenti elettrici del 37% nel caso di sola produzione elettrica e del 45% di produzione combinata (rendimento complessivo 57%). Rispetto alle altre regioni, inoltre, la Sardegna ha un utilizzo di biomassa solida più concentrato nel settore residenziale rispetto alle altre regioni. Circa la metà delle famiglie utilizza la biomassa per il riscaldamento sotto forma di legna (39%). (CHARTABIANCA) mpig =C2© Riproduzione riservata agricoltura
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