Dazi USA: il Pecorino Romano da grattuggia non inserito nella lista nera di Trump

4 Ottobre 2019 in Internazionalizzazione

Luca Sanna: non è una notizia che ci rallegra, viene penalizzato chi diversifica

"Non possiamo accontentarci e non ci rasserena il fatto che i dazi potrebbero non essere applicati al Pecorino romano da grattugia perché tutta la filiera sta cercando di rifuggire da quella collocazione merceologica univoca per puntare, invece, su un formaggio che punti a una elevata qualità”. E' quanto dichiara Luca Sanna, presidente regionale di Confagricoltura, parlando della situazione sui dazi americani .

"Forse in una prima fase possiamo aggrapparci a questa ancora di salvezza per evitare lo sfacelo totale del mercato - prosegue Sanna - ma l’idea di tutto il sistema è quella contraria, ovvero di puntare su produzioni di Pecorino romano che si allineano alla qualità più alta andando, quindi, verso formaggi per esempio con meno sale. Questo per ritagliarci fette di mercato a cui corrispondono retribuzioni più alte contribuendo, in media, a migliorare la situazione dell’intero comparto".
Su questo Sanna aggiunge: "il prodotto da grattugia ha portato a un livellamento verso il basso del formaggio del quale noi non possiamo accontentarci - spiega - sappiamo che quello per la grattugia ha la tendenza a diventare una commodity ovvero un prodotto non identificato che subirebbe la sorte di tutti gli altri, ovvero un abbassamento del prezzo - continua - tutto il sistema che sta dibattendo all’interno del Consorzio e della filiera, invece, sta puntando a elevare la qualità del Pecorino sia come collocazione merceologica che in quella di mercato come già fanno il Parmigiano o il Grana padano. A questo punto dovremmo discutere se continuare a esportare come prodotto da grattugia e non subire i dazi oppure proseguire verso l’altra strada con rischi annessi".
Per Sanna inoltre “se consideriamo che il prezzo del latte si raggiunge, per adesso, solo sulla scorta del Pecorino romano questa situazione ci preoccupa molto - dice - ci sono comunque tutti gli strumenti per convincere gli Stati uniti e il Governo italiano ha ben chiara la situazione. Questa è una cosa talmente più grande di noi che possiamo fare poco se non cercare di migliorare questo prodotto”. In ogni caso, secondo Confagricoltura “i dazi sono un grave errore perché a rimetterci saranno i consumatori - aggiunge Sanna - per il Pecorino romano, come per tanti altri prodotti made in Italy, gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di riferimento e per questo non vorremmo che arrivi una preoccupante battuta d’arresto dei consumi”.

 “Tra l’altro veniamo da un momento positivo per le vendite - sottolinea Sanna - recentemente, sul mercato, il Pecorino romano ha registrato incrementi del 40%. Questo ha permesso di svuotare i magazzini dalle eccedenze accumulate gli anni scorsi, soprattutto nell’ultimo anno con quei 90.000 quintali che avevano portato alla caduta del prezzo - conclude Sanna - negli ultimi mesi, inoltre, le vendite medie mensili, come ha certificato il Consorzio di tutela, hanno superato di gran lunga i 20-21 mila quintali (arrivando a raggiungere punte di 30.000 quintali al mese) che erano la media registrata che portava al tetto dei 240-250.000 quintali di prodotto esitato”. 

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