La ripresa post Covid passa dall'autosufficienza alimentare e dall'export

7 Ottobre 2020 in Politiche agricole

Giansanti: nuove tecnologie, digitalizzazione e ricerca sono gli strumenti oggi a disposizione per uno sviluppo sostenibile dal punto di vista economico, ambientale e sociale

Autosufficienza alimentare e ripresa delle esportazioni. Sono queste le due linee direttrici da percorrere per affrontare la ripresa post Covid-19 con una visione strategica condivisa tra tutte le parti della filiera agroalimentare. E’ il pensiero del presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, intervenuto oggi al consumer talk Retail Food&Business “Come cambiano le abitudini dei consumatori, la risposta delle imprese”, organizzato da Rcs Academy, in collaborazione con il Corriere della Sera.

“Durante l’emergenza sanitaria – ha ricordato Giansanti - il settore agroalimentare ha dimostrato una rassicurante solidità in Italia e a livello europeo. I rifornimenti sono stati garantiti e la filiera ha saputo reagire ad una repentina modifica della struttura dei consumi. Il tema della sovranità alimentare è tornato di piena attualità, dimostrando che un eccesso di dipendenza dalle importazioni costituisce una carenza di natura strategica. A nostro avviso, la produzione agricola italiana può aumentare del 25% rispetto ai livelli in essere, per arrivare al 100% di autosufficienza.”

Per il presidente di Confagricoltura questo obiettivo può essere raggiunto investendo sull’impresa: “Nuove tecnologie, digitalizzazione e ricerca sono gli strumenti oggi a disposizione per uno sviluppo sostenibile dal punto di vista economico, ambientale e sociale.”

Ma occorre anche rilanciare l’export. Nel decennio trascorso la crescita dell’industria alimentare è stata trainata dalle esportazioni a fronte della stagnazione della domanda interna. “Da Expo 2015 ad oggi – ha detto Giansanti – l’export agroalimentare ha avuto una crescita esponenziale, arrivando a un valore vicino ai 42 miliardi di euro. Ma possiamo fare di più. Basti pensare che un Paese come l’Olanda, che non ha certo le nostre eccellenze alimentari, esporta il doppio di noi. E che il tanto temuto Italian Sounding vale 100 miliardi di euro. A dimostrazione della voglia di Made in Italy e della possibilità per i nostri di prodotti di occupare questo spazio di mercato”.

Sviluppo infrastrutturale, promozione, accordi commerciali sono le vie indicate dal presidente di Confagricoltura per accrescere la nostra presenza sul mercato globale.

“Dobbiamo migliorare la nostra capacità di accesso ai mercati attraverso strade, porti e aeroporti, che ci vede agli ultimi posti in Europa e in netto svantaggio rispetto ai nostri principali competitor, come Francia e Spagna – ha rimarcato Giansanti -. Investire risorse in una promozione organizzata in maniera efficiente. E, in epoca di bilateralismo, fare accordi commerciali vantaggiosi con altri Paesi. Anche se l’obiettivo finale dovrebbe essere il ritorno di un multilateralismo basato su regole certe e reciproche, in termini di sistemi di produzione, sicurezza alimentare e costo del lavoro.
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