PSR: analisi dei fabbisogni

24 Dicembre 2013 in Piano di Sviluppo rurale

Poco efficace il percorso partecipativo

Il 19 dicembre u.s. si è tenuto a Cagliari il presso l’Hotel Caesar’s il Workshop “I fabbisogni regionali alla base delle strategie dello sviluppo rurale 2014-2020”. Il Workshop, organizzato dall'Assessorato dell’agricoltura e riforma agro-pastorale, aveva l’obiettivo di presentare i risultati del processo partenariale di analisi dei fabbisogni in vista della programmazione del PSR Sardegna 2014-2020. Tra il giugno e il luglio 2013 sono stati infatti realizzati 10 incontri tematici, che hanno affrontato le problematiche delle principali filiere agro-alimentari e forestali della Sardegna, della gestione delle risorse idriche, dell’innovazione, della biodiversità, dei cambiamenti climatici, dello sviluppo locale. I tavoli tematici avrebbero dovuto consentire di arricchire e sviluppare in forma partecipata l’analisi SWOTT con riferimento alle sei priorità generali identificate a livello comunitario e dunque contribuire, in ultima analisi, ad individuare i fabbisogni regionali sui quali si dovranno basare le scelte strategiche del prossimo programma di sviluppo rurale, in linea con il percorso partecipativo previsto dal documento "Metodi e obiettivi per un uso efficace dei Fondi comunitari 2014-2020”. La discussione tra i rappresentanti degli enti ed organizzazioni intervenuti è stata gestita in forma partecipativa dalla società Poliste s.r.l., con l’ausilio del metodo “METAPLAN”, tecnica per la gestione dei processi di comunicazione nei gruppi di lavoro ampiamente utilizzata anche in ambito europeo, che dovrebbe consentire di gestire la discussione, raccogliere, selezionare e omogeneizzare i diversi contenuti espressi dai partecipanti, utilizzando come supporto le tecniche di visualizzazione. Fermo restando che il confronto non è mai inutile, ad avviso di Confagricoltura il percorso che ha portato alla definizione dei fabbisogni ha evidenziato non poche carenze metodologiche:

  • Ø  la nuova programmazione per essere realmente efficace, richiederebbe un approccio basato sui risultati di impatto economico, seppur parziali, della precedente programmazione;

  • Ø  analisi del contesto poco dettagliata. La fotografia di alcuni comparti è stata scattata con dei dati ormai superati, la maggior parte riferiti al 2010, che pertanto fanno perdere attendibilità all’analisi;
  • Ø  alcune filiere sono state “accorpate”, per esempio quella ovicaprina, bovina e suinicola, mentre per la loro importanza che rivestono all’interno dell’economia agricola regionale, avrebbero meritato ciascuna una giornata di approfondimento specifica;
  • Ø  la platea che ha partecipato agli incontri era troppo eterogenea e pertanto non ha contribuito a una discussione utile e approfondita.
In definitiva la metodologia di lavoro è stata poco efficace e dispersiva. Sarebbe stato molto più utile chiedere a tutti i portatori di interesse un contributo scritto in cui si evidenziano le criticità del comparto e le azioni da intraprendere per superarle e in un secondo momento aprire un tavolo di confronto.

 

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