Ovicaprino: necessario aprire un tavolo e confrontarsi sui problemi del comparto

25 Settembre 2014 in Zootecnia

E’ pura illusione pensare che la favorevole congiuntura del mercato sia duratura

A causa della recente epidemia di lingua blu si stima una diminuzione della produzione di latte in Sardegna di oltre il 20%.Il prezzo all’origine del Pecorino Romano registra un ulteriore incremento. Dopo l'aumento dei listini registrati nel 2012, cui ha fatto seguito un rialzo ancora maggiore nel 2013, nel 2014 c'è stato un nuovo balzo in avanti per i prezzi del Pecorino Romano che ormai ha raggiunto gli 8,40 euro al chilo (dati ISMEA pubblicati recentemente dall’Osservatorio regionale della filiera ovicaprina). L’incremento maggiore si è verificato per la produzione destinata al mercato nazionale, che nel secondo trimestre del 2014 ha mostrato una variazione a livello tendenziale del 48% rispetto allo stesso periodo ne 2013; più ridimensionata, ma sempre rilevante, l’incremento registrato dal prodotto destinato al mercato estero (+29%).Dopo un 2013 record in termini di fatturato all’export pari a 122,6 milioni di euro (+4,4% rispetto al 2012), le vendite di formaggio pecorino all’estero hanno continuato ad aumentare anche nei primi quattro mesi del 2014 sia in valore (+20%) sia in volume (+7,1%).La ripresa dei volumi ha interessato soprattutto le destinazioni extracomunitarie (+16,9%) ed è prevalentemente attribuibile alle maggiori vendite negli Stati Uniti, quasi raddoppiate rispetto ai primi quattro mesi dello scorso anno. Il mercato statunitense, che rappresenta ancora lo sbocco principale della produzione nazionale di pecorino, ha assorbito in questa prima frazione d’anno circa il 62% dei volumi in uscita dall’Italia.Secondo i dati ISMEA, nel secondo trimestre 2014 tutti i formaggi ovini hanno mostrato buone performance con listini medi in ascesa rispetto allo scorso anno. La significativa contrazione del patrimonio ovino e la ripresa delle quotazioni dei formaggi pecorini, dovuta al buon andamento delle esportazioni, sono i fattori che hanno influito in maniera determinante sull’aumento della remunerazione del latte di pecora: attualmente il latte ovino viene ceduto a prezzi nettamente superiori a quelli dell'anno scorso in tutte le principali regioni produttive e, in particolare, in Sardegna si è passati da un prezzo medio di 0,70 euro per litro iva inclusa della campagna 2012/2013 agli 0,85 euro per litro dell’ultima campagna. Per la campagna attuale si prevede un prezzo ben più remunerativo.Ma non è tutto oro ciò che luccica. Se infatti i prezzi medi del latte ovino sono aumentatati rispetto allo scorso anno, si registra anche quest’anno un incremento dei costi di produzione degli allevamenti ovini, in particolare mangimi e costi energetici, che segue un aumento già registrato negli anni precedenti.Però per il settore ci sono altre novità positive. Oltre all’incremento del prezzo del latte infatti, con la nuova PAC la Giunta Regionale è riuscita ad ottenere una Misura importante per il settore ovino, inizialmente escluso dai provvedimenti comunitari, e anche con una significativa dotazione finanziaria. La Misura prevede un premio per la rimonta e un premio per i capi certificati IGP.E’ quindi giunto il momento di avviare una discussione all’interno della filiera ovicaprina con l’obiettivo di instaurare di rapporti nuovi e una proficua collaborazione tra le diverse componenti della filiera stessa.Sarebbe infatti pericoloso lasciare irrisolti i problemi che riproporrebbero dopo poco tempo lo stesso schema di contrapposizione che ha determinato le sorti del comparto fino a oggi, non certo favorevoli agli allevatori.E’ pura illusione pensare che la favorevole congiuntura del mercato sia duratura.Pertanto riteniamo opportuno, in questa congiuntura positiva, aprire un tavolo e confrontarsi serenamente per trovare delle soluzioni ai problemi che fino a oggi hanno caratterizzato i rapporti economici all’interno della filiera.Da parte nostra queste sono le questioni che riteniamo debbano essere affrontate per dare una svolta strutturale al comparto:Meccanismo per la definizione del prezzo del latteFavorire una sollecita definizione degli accordi sul prezzo del latte attraverso la convocazione di un tavolo di filiera che possa ripartire dall’art. 6 dell’accordo sul comparto ovicaprino del 2005 che prevedeva la fissazione dei parametri di mercato per la determinazione del prezzo del latte. Un meccanismo, cioè, basato sui reali parametri di mercato che garantisca terzietà, trasparenza, imparzialità e affidabilità delle fonti e che metta in campo tutti i dati relativi alla produzione, alla trasformazione e alla commercializzazione.Potenziare l’Osservatorio sul comparto ovicaprinoPer avviare una trattativa finalizzata alla determinazione del prezzo di mercato del latte ovino è necessario disporre di dati aggiornati. E’ pertanto necessario che Laore, attraverso l’osservatorio pubblichi settimanalmente, o mensilmente, i dati relativi alla produzione di latte, alle quantità di latte conferite alla cooperazione e all’industria privata, alla destinazione casearia del latte, ai tipi formaggi prodotti, alle quantità prodotte e a quelle esportate, ai prezzi di vendita e ai mercati dove vengono esitati i formaggi, ecc..Aggregazione dell’offertaSostenere una più ampia aggregazione dell’offerta, sia riferita al latte “tal quale”, sia ai formaggi affinché si arrivi anche i questo comparto alla stipula di intese di filiera caratterizzate da una moderna e trasparente contrattazione.Aggregazione cooperazioneFavorire l’aggregazione delle cooperative dando seguito al progetto, già definito dalle OO.PP.AA. con le Centrali cooperative e la SFIRS, che prevede la costituzione di un consorzio di secondo grado finalizzato alla commercializzazione, anche per sanare quella bizzarra incongruenza inerente la commercializzazione del Pecorino Romano che risulta prevalentemente gestita dalla componente industriale privata.

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