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Premessa

Il comparto agricolo e agroalimentare in Italia rappresenta un elemento centrale della sua struttura economica e occupazionale; una garanzia per la tutela del territorio e dell’ecosistema.

L’agricoltura italiana è caratterizzata da una forte perdita di competitività che ha ridotto i redditi delle imprese di oltre il 25% negli ultimi 10/12 anni. La perdita di reddito è dovuta alla crisi economica generale, ma anche a una fragilità strutturale frutto di un’eccessiva frammentazione e all’assenza di politiche adeguate e diversificate per tipo di imprese.

Questo quadro economico complessivo richiede un intervento immediato del Governo e delle istituzioni che inverta la rotta. Occorre tornare ad una politica orientata alle imprese, al loro ruolo nel e per il mercato. Ma quel che più conta è avere in mente che la politica deve mirare più che altro a creare il contesto migliore in cui le imprese possano esplicare il loro ruolo.

Confagricoltura Sardegna ha individuato alcuni obiettivi strategici come assi portanti di una nuova azione politica che favorisca lo sviluppo dell’agroalimentare per la crescita del paese.

 

Obiettivi

 

Semplificazioni

Le analisi condotte dalle principali organizzazioni internazionali individuano nella complicazione burocratica una delle prime cause dello svantaggio competitivo dell’Italia nel contesto europeo e nell’intera area OCSE.

La progressiva riduzione degli oneri amministrativi a carico delle imprese, in particolare delle piccole e medie imprese, deve costituire un obiettivo di primaria importanza per l’azione del prossimo Governo.

La eliminazione di dichiarazioni, attestazioni, certificazioni, comunque denominate, nonché degli adempimenti amministrativi e delle procedure non necessari rispetto alla tutela degli interessi pubblici in relazione ai soggetti destinatari ed alle attività esercitate; l’utilizzo delle autocertificazioni e, ove necessario, delle attestazioni e delle asseverazioni di tecnici abilitati, debbono formare oggetto di interventi, per assicurare maggiore fluidità alla attività di impresa, con conseguente suo affrancamento da difficoltà e vincoli, che ne ritardano lo operatività e quindi lo sviluppo.

Occorre, pertanto riprendere la strada per abbattere il numero delle autorizzazioni ed eliminare le sovrapposizioni tra livelli amministrativi, fonti inesauribili di burocrazia.

Va proseguita e ampliata l’iniziativa legislativa finalizzata ad individuare nel settore agricolo le misure da adottare, con priorità assoluta, per ridurre gli oneri amministrativi con particolare riferimento alla materia del lavoro, dell’ambiente, dell’energia, che ne rendono difficoltoso l’ampliamento, la riorganizzazione, lo sviluppo.

La gravissima crisi di liquidità che colpisce le imprese non è dovuta solo alla minor domanda ed alla diminuzione da parte degli Istituti di Credito delle disponibilità per investimenti, ma anche e soprattutto alla piaga dei ritardati pagamenti in particolare da parte della Pubblica Amministrazione.

In Italia i tempi di pagamento sono i più lenti in assoluto, persino la Grecia fa meglio di noi, e il peggior pagatore è la P.A.

 

Liberalizzazioni

Purtroppo la normativa in materia di liberalizzazioni non ha trovato piena esecuzione. Occorre favorire la effettiva instaurazione di un regime di concorrenza piena, aperta all’ingresso sul mercato di un più ampio numero possibile di operatori. In particolare va definito il regolamento che nel provvedimento "Cresci Italia" (D.L.1/2012) deve individuare le attività escluse dal taglio della burocrazia (autorizzazioni, licenze, nullaosta). Va altresì consolidato e rafforzato l’esperimento su tutto il territorio nazionale della disciplina delle zone a burocrazia zero, già previsto per alcune zone più svantaggiate.

A questo riguardo va superata ogni forma di dirigismo contrattuale: ci riferiamo alla oramai datata legge sui contratti agrari, che a distanza di trenta anni non si dimostra più funzionale alle esigenze degli operatori, nonché alla disciplina sugli accordi interprofessionali, troppo centralizzata o comunque modellata sulla contrattazione collettiva in materia di lavoro e quindi poco vicina alle esigenze ed aspettative del territorio.

 

Credito

L’annuario dell’Istituto nazionale di economia agraria ha di recente rilevato come le banche nel 2011 hanno ulteriormente inasprito i criteri di erogazione del credito, provocando cosi un rallentamento dei prestiti ed un freno agli investimenti.

Lo studio segnala poi la sensibile flessione del credito agevolato, ridottosi all’1% del totale. Le imprese agricole, pertanto, sono a corto di "ossigeno finanziario", e quindi hanno di fatto bloccato gli investimenti.

Questo quadro dimostra che occorre favorire l’accesso al credito bancario per incentivare gli investimenti, premiando le aziende che, attraverso politiche progettuali incentrate sulla innovazione, sulla aggregazione produttiva, sull’azione di marketing accrescono la loro competitività sul mercato. Sarà opportuno sviluppare un’azione di accesso al credito sensibilizzando su questa materia il sistema bancario, anche attraverso un’azione di supporto o di sostegno conoscitivo e tecnico che provenga dal mondo delle organizzazioni.

Occorre altresì un cambiamento di mentalità, che vada nella direzione di privilegiare forme di finanziamento a favore di progetti complessivi, che si risolvono non solo in una migliore strutturazione della impresa (ad esempio sul piano dimensionale) ma altresì in una maggiore capacità di penetrazione nel mercato, incrementando la redditività, e quindi la marginalità, della stessa.

La rivitalizzazione dei circuiti finanziari passa anche attraverso una seria attività di controllo sugli sprechi dei fondi strutturali della Unione Europea, non potendosi tollerare una dispersione di tali risorse e soprattutto la loro inutilizzabilità. Sarebbe il caso di "inventariare" le modalità che accompagnano lo stanziamento dei fondi strutturali della UE e la loro utilizzazione, per cogliere le eventuali criticità, onde offrire in concreto soluzioni adeguate e profittevoli per il settore agricolo.

 

Fisco

In via prioritaria si condivide l’impegno di riconoscere un credito strutturale di imposta per incrementare gli investimenti in ricerca ed innovazione. Questa possibilità deve essere estesa, in via normale, anche alle imprese agricole, senza alcun distinguo.

Occorre rivedere, altresì, la normativa in materia di Imu, con particolare riferimento alla materia dei beni strumentali, visto che già alcune forze politiche propongono per le medie e piccole imprese una sensibile riduzione della tassazione ai fini Imu sui beni destinati all’esercizio della attività economica.

Non si può applicare una sorta di patrimoniale su beni produttivi, soprattutto se sono oggetto di investimenti per accrescere la competitività della azienda.

Sicuramente la traiettoria da seguire sarà quella di alleggerire la pressione fiscale sul reddito da lavoro e su quello delle imprese; in quest’ultimo caso occorre liberare risorse da destinare agli investimenti produttivi.

Ai fini del reddito di impresa, occorre:

Ü incoraggiare la emersione dal sommerso, sia a fini di equità, sia per migliorare l’efficienza e la competitività del sistema produttivo;

Ü discriminare il meno possibile fra fonti di reddito di eguale natura, indipendentemente dalle modalità organizzative con cui sono prodotti (ad esempio, confermando la figura giuridica delle società di capitali di natura agricola, purtroppo cancellata a partire da 2015 con la legge di stabilità approvata);

Ü essere il più neutrale possibile rispetto alle decisioni imprenditoriali, sia che esse riguardino la scelta fra impiego del lavoro e del capitale per l’investimento. Occorre favorire il ricorso ai mezzi propri e la capitalizzazione delle imprese. Va riconosciuta come utilità sociale la patrimonializzazione e l’investimento in azienda.

Ü rendere il nostro sistema tributario a livello nazionale competitivo rispetto ai livelli impositivi di altri paesi più agguerriti sul piano della concorrenza fiscale. Ciò per favorire anche gli investimenti stranieri.

Ü Avviare inoltre misure che facilitino il passaggio generazionale dell’impresa.

 

Mercato del lavoro

L’agricoltura è un settore vitale, innovativo, eclettico e con grandi potenzialità di crescita. Lo dimostra il fatto che, nonostante la congiuntura negativa, il mercato del lavoro è stabile (anzi in lieve crescita), ed il valore aggiunto è tornato ad essere positivo.

Per consentire anche alle imprese agricole di crescere in termini occupazionali e di migliorare la produttività è necessario:

Ü attuare misure di contrasto al lavoro nero e di repressione dello sfruttamento dei lavoratori previsto dalla legislazione vigente;

Ü ridurre il costo del lavoro attraverso misure incentivanti o premiali per le imprese virtuose in materia di occupazione, sia in termini qualitativi che quantitativi;

Ü introdurre un regime amministrativo e contributivo semplificato e meno oneroso per i rapporti di lavoro stagionali e di breve durata;

Ü garantire maggiore efficienza della Pubblica Amministrazione nella gestione della previdenza agricola.

Ü estendere le misure di riduzione del cuneo fiscale alle aziende agricole che occupano operai a tempo determinato con garanzia occupazionale di almeno 101 giornate l’anno.

 

Agricoltura e Green Economy

La strada verso la green economy è – per quanto riguarda il settore primario – quella tracciata dall’Europa con la strategia per una bioeconomia sostenibile e in grado di assicurare “crescita verde”.

Con quattro sfide sostanziali – per l’Europa e per il nostro Paese – che sono sempre più sfide globali:

Ü garantire la sicurezza alimentare (fornire risposte all’aumento della domanda di prodotti alimentari, diminuzione degli sprechi, tutela del made in Italy rafforzando la lotta alla contraffazione e all’italian sounding);

Ü gestire le risorse naturali in modo sostenibile (produrre di più con meno risorse, contenere il consumo di suolo attraverso una programmazione territoriale che dia priorità all’utilizzo dei siti e degli immobili dismessi, introducendo forme di premialità e di incentivazione in termini di opportunità e non di nuovi vincoli).

Ü ridurre la dipendenza dalle risorse non rinnovabili;

Ü attivare un piano di interventi per la tutela del territorio che rappresenti uno strumento per la crescita. Infatti esso può mettere in sicurezza territori esposti che altrimenti, in caso di eventi estremi, subiscono danni economici molte volte superiori al costo della prevenzione nonché in grado di generare occupazione aggiuntiva.

Le agroenergie hanno svolto e possono continuare a svolgere un ruolo strategico producendo biomasse di qualità a prezzi competitivi senza compromettere la sicurezza alimentare o incrementare la pressione sulla produzione primaria e sull’ambiente e nel rispetto delle vocazioni territoriali.

Il territorio può tornare ad essere ambito di investimento e di valorizzazione anche per l’attuazione del turismo di qualità, promuovendo la tutela dell’ambiente, la conservazione del patrimonio culturale, la promozione dei prodotti specifici e del paesaggio. Un’azione di questo genere trova poi anche nelle forme di turismo culturale, gastronomico e quindi agrituristico, una sua specifica fascia di mercato che è in crescita in tutta Europa e nel mondo e in cui l’Italia è leader mondiale per offerta.

 

Conoscenza, ricerca e sviluppo, infrastrutture

Lo sviluppo della conoscenza nel comparto agricolo va accelerato agendo sui fattori necessari alla sua crescita:

Ü La connessione dei territori: oggi l’investimento sulle reti è mirato alle grandi e medie città. La connettività delle aree rurali diviene invece cruciale per consentire la diffusa applicazione delle tecnologie all’attività di impresa in agricoltura, oltreché a sostenere la penetrazione sui mercati: va quindi studiata una soluzione per la copertura anche satellitare del territorio rurale.

Ü Il sistema della ricerca, oggi troppo frazionato, va ricondotto ad una unitarietà di obiettivi che riguardano sia i prodotti che i processi produttivi. Attualmente la ricerca in agricoltura è disseminata in numerosi enti, che non dialogano tra loro e con le Università.

Ü L’innovazione in azienda resta il motore del progresso tecnologico diffuso. Vanno favoriti i percorsi di trasferimento della tecnologia soprattutto alle piccole e medie imprese, utilizzando le risorse europee disponibili nell’ambito dei piani di Sviluppo Rurale, o nei bandi di diversa natura, spesso poco attenti a questa dimensione.

L’infrastrutturazione tecnologica è comunque collegata alla realizzazione di moderne infrastrutture logistiche che rendano più semplice l’accesso al mercato, secondo le caratteristiche delle produzioni italiane.

 

 

 

La Sardegna

La situazione dell’agricoltura sarda è ancora più grave a causa dei suoi cronici problemi sia di natura strutturale e infrastrutturale (inadeguatezza delle strutture aziendali, viabilità ed elettrificazione rurale, parcellizzazione aziendale, ecc.) che di natura congiunturale (epizoozie, avversità atmosferiche, ecc.).

Rimangono aperte alcune questioni fra la Sardegna ed il Governo nazionale:

 

Vertenza entrate

La legge 296/2006 ha ridefinito il regime delle entrate assicurando alla Sardegna un maggiore livello delle stesse a far data dal 2010 ma la questione non è ancora risolta.

 

Patto stabilità

Esiste uno stretto collegamento tra la vertenza entrate ed il patto di stabilità che non ha ancora trovato soluzione. Con la legge richiamata lo Stato riconosce alla Sardegna maggiori entrate, ma di fatto ne impedisce la spesa per i limiti stabiliti dalla vigente normativa del patto di stabilità.

Con la riforma del regime delle entrate la Regione si è fatta carico di nuove competenze con un corrispondente incremento delle spese. A ciò non ha fatto seguito un innalzamento del tetto di spesa di pari importo attraverso la ridefinizione del patto di stabilità. Il risultato è un’esplosione dei residui passivi del bilancio regionale ed un forte contenzioso con le imprese e il sistema delle autonomie.

 

Insularità, zona franca e continuità territoriale

E’ ancora aperto il confronto al fine di assicurare il rispetto delle norme fondamentali della legge sul federalismo fiscale e dei principi che da essa derivano, con particolare riferimento per la Sardegna al riconoscimento della condizione di insularità quale svantaggio naturale.

Tale svantaggio rende necessaria l’adozione di meccanismi compensativi di tipo fiscale, quali ad esempio:

Ü l’introduzione di fiscalità di vantaggio con l’abbattimento dei costi di produzione e la defiscalizzazione dei costi energetici sostenuti dalle imprese agricole. L’attivazione delle zone franche dovrebbe e essere avviata con la massima urgenza dal momento che nel mese di giugno 2013 entrerà in vigore il trattato di Lisbona che non consentirà più l’attivazione di alcuna zona franca negli stati membri che l’hanno ratificato;

Ü l’abbattimento dei costi di trasporto attraverso l’attuazione di una reale politica di continuità territoriale delle merci che è fondamentale per sostenere la competitività delle aziende sarde.

 

Altre questioni

 

Risorsa idrica

E’ necessario trovare una soluzione alle problematiche relative ai Consorzi di bonifica e far si che la risorsa idrica venga erogata ad un prezzo equo e competitivo stabilito prima dell’inizio della campagna irrigua.

 

Spopolamento

Per evitare l’aumento del fenomeno dello spopolamento delle aree interne e del conseguente abbandono delle attività agricole dovrà essere definito un piano di azioni organico per sostenere il ricambio generazionale, promuovere l’aggregazione fondiaria e la costituzione di nuove imprese in agricoltura.

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