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 1) La Regionalizzazione è una scelta opportuna per l’agricoltura in Sardegna?

Occorre verificare su quale base di ragionamento si deve applicare il concetto di regionalizzazione tenendo conto delle peculiarità del nostro territorio.

Pertanto è importante e fondamentale individuare i parametri che ci consentiranno di ottenere un sistema equo ma nel contempo che incida sull’Impresa consentendo processi di crescita e sviluppo per il settore.

Siamo sicuri – è questa una riflessione più generale – che questa sia ancora una politica agricola davvero “comune”?  O si sta andando verso una nazionalizzazione delle politiche agricole?

 2) Quale forma di regionalizzazione sarebbe più utile per le imprese agricole in Sardegna?

Con una battuta potremmo dire che la regionalizzazione più utile per la Sardegna è quella che garantisce il maggior trasferimento di risorse alla nostra regione e dunque una regionalizzazione su base nazionale anche se siamo consci che è un risultato difficile da conseguire.

Ma soprattutto, a nostro avviso occorre una regionalizzazione come del resto una PAC utile per le imprese agricole. In altri termini che sia uno strumento di politica agricola per la sola impresa agricola e quindi per l’imprenditore agricolo e non per hobbisti e/ o appassionati. È importante pertanto individuale in Europa il ruolo dell’agricoltore attivo che in Italia può trovare due uniche figure: l’imprenditore agricolo puro e il datore di lavoro iscritto all’Inps che conduce un impresa agricola.

In questo modo avremo raggiunto due obiettivi importanti: il primo avremo dato le risorse ai veri beneficiari e il secondo avremo eliminato le rendite di posizione che oggi influenzano negativamente il settore agricolo.

 3) Quanta fiducia attribuite alla politica di sviluppo rurale e al Programma di sviluppo rurale con riguardo alla sua effettiva capacità di incidere in maniera efficace nella risoluzione dei problemi strutturali dell’agricoltura in Sardegna?

La risposta è molto semplice: dipende dai nostri amministratori e da come si tradurranno in misure concrete i principi della programmazione inseriti nella normativa comunitaria. Nello sviluppo rurale le regole decise a Bruxelles sono semplici e stabiliscono i principali “paletti”; poi sono gli Stati membri (per noi sinora essenzialmente le Regioni) che “danno anima” ai piani di sviluppo rurale scegliendo settori, modalità, strumenti limiti, priorità etc. dei finanziamenti di sviluppo rurale. Forse il principale strumento con cui oggi si può fare politica agricola in Italia ed in Europa.

Bisogna però aver chiare le esigenze del territorio e delle imprese. E’ pertanto necessaria una attenta analisi del territorio regionale, che auspichiamo venga fatta al più presto, dalla quale emergano in maniera netta le potenzialità del territorio stesso e i settori strategici su cui investire in modo da canalizzare le risorse dei nuovi PSR verso questi obiettivi strategici. Una volta chiarito il contesto è necessario studiare le misure e i bandi ad esse collegati, in modo tale da creare un percorso di crescita adeguato per le imprese con dei bandi meno burocratici, più snelli che consentano la massima efficacia nel raggiungimento degli obiettivi e di attuare veramente quegli interventi strutturali che possano rilanciare settori e territorio.

Ad esempio, sgombriamo il campo da dubbi e promuoviamo le imprese agricole in grado di competere di stare sul mercato e finanziamole per aumentare la loro competitività: innovando, mettendosi in rete, investendo, migliorando i prodotti ed i processi. Magari evitiamo invece finanziamenti parcellizzati e a pioggia o peggio di destinare risorse (che probabilmente nel complesso saranno meno di quelle attualmente disponibili) anche a soggetti non agricoli.

E’ necessario strutturare il PSR seguendo un percorso di concertazione con le Organizzazioni affinché partendo da un attenta analisi del settore si predispongano bandi semplici e fruibili per gli imprenditori per evitare di ripetere errori del passato, come per esempio la misura 215 che prevedeva un registro per annotare l’utilizzo della paglia nel periodo estivo.

Ci sono poi alcune idee nuove che potranno tradursi sicuramente in misure utili. Il ritorno del finanziamento dell’aggregazione, ad esempio, con gli aiuti per la costituzione di nuove OP. Ma anche le nuovissime forme di assicurazione agevolata che saranno a carico dello sviluppo rurale e che saranno estese anche a coprire contro il rischio di calo del reddito dei produttori. Assicurazioni gestite anche tramite fondi mutualistici in mano agli agricoltori. Una nuova frontiera della PAC molto più vicina al mercato ed alle reali esigenze delle imprese che dobbiamo applicare con oculatezza. Anche magari con un piano nazionale dedicato che le Regioni devono accettare cedendo parte del loro budget; perché la dimensione mutualistica delle assicurazioni mal si sposa con la dimensione ridotta dei PSR regionali.

Se applicheremo bene queste due misure risolveremo due problemi strutturali dell’agricoltura sarda (ma anche dell’agricoltura italiana): la scarsa propensione ad associarsi e la sfiducia verso un mercato sempre più volatile e con redditi sempre più instabili.

 4) Alcune modifiche, alla versione presentata dalla Commissione Europea, sono state proposte dalla Commissione Agricoltura (Comagri) del Parlamento Europeo, e approvate dal Parlamento Europeo, riducendo, di fatto, l’ammontare degli aiuti diretti a ettaro per l’imprenditore agricolo in Sardegna. Quali commenti e considerazioni vi suggerisce?

In questa “prima lettura” ci sono state tantissime proposte di modifica alle proposte della Commissione europea. E’ quindi difficile, per il gran numero di proposte e anche perché molte decisioni sono poi demandate di fatto agli Stati membri, discernere se le modifiche approvate dalla Comagri penalizzano o meno “l’imprenditore agricolo in Sardegna”.

L’importante non è la visione parziale che possiamo avere ora, bensì quanto verrà demandato agli Stati membri e l’applicazione che ogni Stato farà verso il proprio territorio.

5) E’ possibile migliorare e rendere efficienti nella nostra regione i processi di governi (governance) e di dotazione di strutture (governement) della nuova PAC, come?

L’Europa è un sistema di governance multilivello dove le decisioni non sono imposte ma sono assunte e gestite in un’ottica di mutua considerazione tra pubblico e privato. Noi in quanto rappresentanti delle imprese agricole, i principali stakeholder della riforma, chiediamo di essere coinvolti in prima battuta su tutte le opzioni strategiche di recepimento e di modalità di attuazione che la Sardegna vorrà attuare per la riforma “verso il 2020”.

Non servono certo ulteriori strutture di government, tipicamente verticali e verticistiche, che possono aiutare ad applicare bene una riforma così complessa e ricca di temi nuovi (si pensi a temi come la selettività a favore degli “agricoltori attivi” o all’”inverdimento”).

E’ urgentissima la riforma delle Agenzie agricole secondo criteri di economicità e di efficienza che porti a soluzioni volte ad incidere razionalmente e in profondità sulla realtà attuale, e quindi mirate all’eliminazione di sterili ridondanze organizzative, di supplementi burocratici sempre più numerosi, di sacche più o meno marcate di inefficacia e di inefficienza che sono causa di ritardi nella pubblicazione dei bandi e delle graduatorie e dunque del rallentamento della spesa.

Serve una maggiore efficienza della P.A. con il superamento delle varie criticità e difficoltà di comunicazione che frequentemente si riscontrano tra ARGEA AEA SIAN e SIAR.

Confagricoltura è sempre stata riformista; ha sempre creduto nella opportunità di rivedere ancora una volta, la quinta in venti anni, le regole della politica agricola comune. Siamo ancora convinti della necessità di questi passaggi perché alcuni aspetti come la distribuzione dei pagamenti tra soggetti, tra aree e tra comparti o l’assenza di strumenti per intervenire nel caso di crisi di mercato, meritano di essere affrontati e meritano strumenti adeguati a risolvere tali problematiche.

Ora la riforma è sul tappeto; la sfida aperta ed è una sfida per tutti noi, amministrazioni centrali e locali e imprese. Collaboriamo tutti a fare, di questa nuova PAC, lo strumento per un’agricoltura ed una Sardegna migliori.

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