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di Leyla Manuntza

Lo sviluppo e l’ammodernamento delle aziende agricole, sono fortemente compromessi e limitati dalla polverizzazione dei fondi rustici che si riscontra soprattutto nei territori caratterizzati da agricoltura intensiva.

Da tempo Confagricoltura sollecita il riordino fondiario e l’accorpamento dei terreni rustici, ma ad oggi, (ad eccezione del progetto di Pauli Arbarei), non si è messo mano alla riforma, nonostante già dal 2008 ne prevedesse la realizzazione su vasta scala, lo statuto dei Consorzi di Bonifica.

 Se si considera che il 64 per cento del territorio regionale (pari a 1.549.643 ettari) sono di superficie agricola utilizzabile (SAU) e che negli ultimi anni si è riscontrato un profondo cambiamento nel settore agricolo sul piano strutturale, si comprende che l’isola segue spontaneamente il trend dell’accorpamento fondiario. Il sesto Censimento Generale dell’Agricoltura evidenzia infatti che a fronte di una contrazione nel numero di aziende, si è rilevata una crescita della dimensione singola soprattutto per quelle aziende comprese tra i 50 e i 100 ettari che occupano più della metà della Sau totale.

"Guardiamo con soddisfazione e interesse alla recente approvazione in Consiglio regionale della mozione n. 169 (primo firmatario Giulio Steri), che va nella direzione di un accorpamento fondiario – sottolinea Maurizio Onorato direttore di Confagricoltura Sardegna- ora è indispensabile che la Giunta proceda spedita a realizzare una misura volta a favorire la creazione ex novo di unità minime colturali (terreni riuniti a formare una superficie minima) o a incrementare quelle già esistenti attraverso contribuiti che coprano l’intero ammontare di imposte e spese che altrimenti sarebbero a carico delle imprese".    

L’attuale eccessiva frammentazione dei fondi rustici, produce una serie di conseguenze antieconomiche sia in termini di costi (gestione) che di tempo.

Unificare i terreni di uno stesso imprenditore, spesso collocati anche in comuni diversi – sottolinea Confagricoltura – consente di investire in modo più oculato e proficuo le risorse che potrebbero essere destinate alle strutture, ai macchinari ed attrezzature, con rilevanti risparmi anche sul fronte dei trasporti, sicurezza e sul numero di occupati, elementi che incidono profondamente sui bilanci aziendali. Evidenti sarebbero anche le ricadute positive sulle bonifiche, sulle reti idriche e sull’elettrificazione.

"L’annosa questione della mancata regolarizzazione dei titoli di possesso delle particelle catastali – conclude Onorato – riacquista centralità in vista della nuova Pac. Molto di frequente gli agricoltori si trovano costretti a rinunciare a formalizzare gli scambi o le permute di terreni, che andrebbero nella direzione dell’accorpamento degli appezzamenti, a causa degli elevati costi tecnici e notarili che spesso superano il valore stesso del terreno".

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