Categories: Archivio, Pol. Agricole

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«Da anni ci stiamo battendo affinché la tariffa dell’acqua a uso irriguo sia calibrata sul consumo reale e non invece sulla superficie. D’altronde, è stabilito nell’ultimo Psr, il Programma di sviluppo rurale, che premia il risparmio idrico».
IL VALORE MASSIMO Per il presidente di Confagricoltura Cagliari, Luca Sanna, «il costo dell’acqua rappresenta uno dei fattori di produzione per gli imprenditori agricoli e il non conoscere esattamente all’inizio dell’anno come sia quantificato il valore massimo limita l’efficacia di una programmazione mirata soprattutto per le imprese di vaste dimensioni». Inoltre, «il prezzo del canone irriguo pur trattandosi di un tributo», prosegue Sanna, «non è una spesa detraibile dai costi aziendali, a differenza delle spese per le manutenzioni e per il miglioramento fondiario».
Nonostante questi elementi, incalza Sanna, «non possiamo non rilevare un aspetto positivo: il Consorzio di bonifica della Sardegna Meridionale, contrariamente a quanto accade in altri consorzi, cerca di incassare il quantum dovuto direttamente dall’utente, prima di effettuare l’emissione a ruolo e far partire le cartelle esattoriali di Equitalia».
I COSTI Discorso analogo per Elisabetta Falchi, presidente regionale di Confagricoltura: «Pur avendo una grande disponibilità d’acqua piovana e una infrastrutturazione che è migliorata con la realizzazione delle grandi opere e i nuovi invasi, tuttavia utilizzare questo bene prezioso sta diventando antieconomico. È un paradosso», continua Falchi, «che su 170.000 ettari di superficie regionale servita dalle reti idriche solo 55.000 siano effettivamente irrigati (il 40% circa)». Il costo dell’acqua, secondo Falchi, per essere sostenibile deve venire rapportato ai bilanci economici delle colture praticate. «Il vero segnale di allarme credo vada individuato nei costi in acconto richiesti dai Consorzi di Bonifica, che ammontano a circa 300 euro ad ettaro, per esempio, nel territorio di Oristano. I Consorzi continuano ad accumulare disavanzo che si abbatterà inevitabilmente come una pesante scure sulle aziende. Temo che a breve, per raggiungere l’obiettivo di appianare i bilanci, saranno proprio gli agricoltori a farne le spese». ( lan. ol. )