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Un nuovo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), Marking progress against child labour (Misurare i progressi della lotta al lavoro minorile), indica una riduzione di un terzo del lavoro minorile dal 2000, passando da 246 milioni a 168 milioni.  Nonostante ciò, questo calo non consentirà di raggiungere l’obiettivo fissato dall’ILO e condiviso dalla comunità internazionale, di eliminare le peggiori forme sfruttamento entro il 2016.
Il lavoro minorile è quel lavoro che priva le bambine e i bambini della loro infanzia, del loro potenziale e della loro dignità, e che pregiudica il loro sviluppo fisico e morale. Si riferisce al lavoro svolto al di sotto dell’età minima legale di ammissione all’impiego, come stabilito dalla Convenzione dell’ILO sull’età minima, 1973 (No. 138), e dalla Convenzione sulle peggiori forme di lavoro minorile, 1999 (No. 182). «La direzione è giusta ma ci stiamo muovendo troppo lentamente. Se vogliamo veramente porre fine a questo flagello nel prossimo futuro, allora dobbiamo raddoppiare gli sforzi a tutti i livelli. Abbiamo 168 milioni di buone ragioni per farlo», ha dichiarato il direttore generale dell’ILO, Guy Ryder.
Le ultime stime dell’ILO, pubblicate alla vigilia della Conferenza Globale sul lavoro minorile, mostrano che i progressi più significativi si sono registrati tra il 2008 e il 2012 con un calo del numero globale da 215 milioni a 168 milioni.  Più della metà dei 168 milioni di bambine e bambini lavoratori nel mondo svolgono lavori pericolosi che hanno conseguenze dirette sulla loro salute, sicurezza e sviluppo morale. Attualmente, sono 85 milioni i bambini impiegati in lavori pericolosi rispetto ai 171 milioni del 2000. 
Il maggior numero in termini assoluti di bambini lavoratori si trova nell’area Asia-Pacifico (quasi 78 milioni), benché l’Africa sub-Sahariana continui ad essere la regione con la più alta incidenza di minori lavoratori in rapporto alla percentuale della popolazione, oltre il 21%. L’incidenza di lavoro minorile è più elevata nei paesi poveri, ma i paesi a medio reddito hanno il maggior numero di bambini lavoratori. Il lavoro minorile tra le bambine è diminuito del 40% dal 2000, mentre quello dei bambini del 25%. L’agricoltura rimane il settore in cui si trovano più minori lavoratori (98 milioni di bambini o il 59%), ma il fenomeno è ugualmente rilevante nel settore dei servizi (54 milioni) e nell’industria (12 milioni), perlopiù nell’economia informale.