Categories: Archivio, Pol. Agricole

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“Nel 2013 gli aumenti maggiori dei prezzi al consumo hanno riguardato scuola (+2,6%) e cibo (+2,4%); l’incremento per abitazione, acqua, elettricità e combustibili è stato del 2% (ma nel 2012 i prezzi erano lievitati di ben il 7,1%)”. Lo sottolinea Confagricoltura commentando i dati definitivi dell’Istat sull’inflazione relativi all’anno scorso.
 
“Degli aumenti registrati per la spesa alimentare non se ne avvantaggiano insegnanti e agricoltori – rileva Confagricoltura -; per quanto riguarda il settore primario, in base ai dati AgrOsserva (Ismea-Unioncamere), i prezzi all’origine, dopo un exploit del 3,1% nel primo trimestre 2013, sono diminuiti del 2,5% nel secondo e del 3,2% nel terzo”.
 
“Il monitoraggio costante che svolge SMS Consumatori/Ismea dimostra come ci sia un divario notevole tra quotazioni alla produzione ed al consumo dei beni alimentari che, in molti casi, addirittura quadruplicano – osserva Confagricoltura -. Ad esempio il 31 dicembre 2013 i cavolfiori sono stati venduti dal produttore al grossista a 40 centesimi al chilo, dal grossista al dettagliante a 1,05 euro e sono giunti sui banchi di vendita mediamente a 1,70 euro. L’uva da tavola da 45 centesimi al chilo al produttore è passata a 1,90 euro al consumatore”.
 
“È  difficile far quadrare i conti aziendali – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – quando i produttori si trovano con quotazioni non remunerative, aumenti dei costi  ed un pesante carico fiscale e burocratico. Serve l’impegno condiviso di tutta la filiera per salvaguardare e rilanciare l’agroalimentare”.