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Iniziativa del coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Aci per trovare una posizione forte e condivisa per orientare le scelte di Bruxelles
L’agricoltura, ed il particolare i produttori del sud Europa, hanno bisogno di fare un passo avanti nell’agenda economica dell’UE dei prossimi anni, per produrre di più ed in modo più sostenibile, e per aumentare la competitività dei nostri agricoltori e cooperative. Muove da qui la proposta di Agrinsieme dal primo meeeting dei Paesi del sud Europa che si e’ tenuto oggi a Roma e che ha visto protagoniste le organizzazioni agricole e della cooperazione agricola dei cinque Paesi del Sud Europa (Francia, Grecia e Portogallo), che rappresentano il 45%, quasi la metà, della produzione agricola e dei pagamenti della Pac dell’UE28.  
E’ indubbio -secondo Agrinsieme- che l’attuale quadro di riferimento stia mostrando molte fragilità: l’evoluzione delle varie filiere produttive è caratterizzata da forte instabilità di mercato che sta determinando una riduzione dei prezzi e ad un freno alla redditività agricola, già strutturalmente inferiore, specie nell’Europa meridionale, rispetto agli altri settori produttivi.
A tre anni dall’avvio operativo della riforma, l’impianto complessivo delle misure europee si sta dimostrando poco adeguato a rispondere alle profonde trasformazioni del mercato globale, non riuscendo a difendere i redditi dei produttori agricoli.
Di fronte a questa situazione la Pac (Politica agricola comune) -sottolinea Agrinsieme- sta mostrando scarsa capacità di risposta e di prospettiva strategica.
La riforma avrebbe dovuto favorire una “crescita intelligente” oltre che sostenibile ed inclusiva, ma non sembra riesca a incentivare e promuovere la diffusione di innovazioni tecnologiche, organizzative e commerciali.
La Pac -continua Agrinsieme-  denota tutti i suoi limiti nel raggiungimento degli obiettivi iniziali. Questi limiti si manifestano in modo diverso in tutta l’Unione europea e spesso più gravemente quando si tratta dei sistemi produttivi dell’agricoltura del Sud Europa.
Essenziale – è poi emerso e stato condiviso oggi – un approccio alla politica commerciale europea che miri ad una maggiore tutela degli interessi difensivi e offensivi dei Paesi del sud Europa. Vanno eliminate le barriere, specie quelle non tariffarie, che limitano il  nostro export, evitando l’import di prodotti che possono costituire una minaccia sanitaria e fitosanitaria e soprattutto valutando preventivamente e con accuratezza gli effetti degli accordi commerciali negoziati dalla UE coni Paesi terzi che devono sempre basarsi su una effettiva reciprocità delle regole e garantire un approccio win win, ovvero di mutuo vantaggio.
 

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