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Ieri è stato firmato l’atto costitutivo del Consorzio di Garanzia del Suino Italiano.

Alla presidenza dell’ente di tutela siederà Giuseppe Ferrari, allevatore di Gàmbara (BS), mentre alla vicepresidenza sono stati nominati i colleghi Omar Gobbi e Antonio Catalano, rispettivamente di Leno (BS) e Potenza.

Subito dopo, presso la sede del MAMU sempre a Mantova, si è tenuta la conferenza stampa alla presenza dell’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, Gianni Fava, del neoeletto presidente del Consorzio di Garanzia del Suino Italiano, del presidente nazionale di Confagricoltura, Mario Guidi; di Paolo Carra, presidente di Coldiretti Mantova; di Mario Lanzi, direttore Cia  Lombardia Est; di Alessandro Baronchelli presidente Copagri Brescia e del presidente e del direttore di Assica: Nicola Levoni e Davide Calderone.

Il Consorzio parte con un’adesione di 40 allevatori ai quali corrispondono 127 allevamenti distribuiti tra  Piemonte,  Lombardia,  Veneto ed Emilia, pari ad una iniziale consistenza di circa 20.500 scrofe e 320.000 ingrassi che, secondo una prima stima, genereranno una movimentazione verso i macelli di circa 600.000 suini grassi e quasi 500.000 lattoni. Numeri comunque destinati ad aumentare visto l’interesse e l’invito rivolto dal presidente Ferrari a tutti gli allevatori affinchè aderiscano a un progetto il cui obiettivo è quello di valorizzare la produzione dei suini nati e allevati in Italia.

“Un obiettivo ambizioso – l’ha definito nel suo  intervento l’assessore Gianni Fava – che a mio parere, prima ancora dei numeri, deve essere ritenuto valido proprio perché sancisce l’inizio di un nuovo percorso che potrebbe rilanciare il comparto suinicolo nazionale. Lo spirito inclusivo che lo caratterizza deve essere la sua forza, attraverso la quale sarà  possibile rispondere in maniera sempre più esaustiva a quello che il consumatore chiede con sempre maggiore insistenza: benessere animale, antibiotic free, sostenibilità ambientale. Se si riuscirà a certificare una carne con queste caratteristiche, e il Consorzio di Garanzia del Suino Italiano ha tutti i requisiti per centrare l’obiettivo, sono convinto che si potrà assistere a un rilancio importante del settore”.

Tutte le Organizzazioni sindacali di categoria, attraverso gli esponenti presenti, hanno espresso il loro appoggio a dimostrazione che quando un progetto è valido le appartenenze sindacali possono essere superate da un interesse superiore. “La prima parola che mi viene in mente – ha dichiarato Mario Guidi, presidente nazionale di Confagricoltura – è finalmente.  Finalmente che un’idea di questo genere sia partita dalle aziende, dagli allevatori, animati da un unico obiettivo: certificare un prodotto di qualità a vantaggio del consumatore prima ancora che della loro redditività.  Non credo possa esistere un allevatore che dica di no a questo progetto”.

La crisi che la suinicoltura italiana ha patito negli ultimi anni, nonostante i segnali di ripresa che si registrano da alcuni mesi a questa parte,  ha portato a una riduzione del 20% delle scrofaie e del 10% degli ingrassi, “noi vogliamo invertire questa tendenza – ha chiarito il presidente Giuseppe Ferrari – stimolando la domanda con un marchio che sarà spendibile in Italia ma anche all’estero, un marchio che sarà una garanzia per il consumatore. Oggi, proprio a causa della crisi che il settore ha vissuto dal 2007 in avanti, circa il 30% degli allevamenti è in soccida, un fenomeno che il Consorzio di Garanzia del Suino Italiano, tra i suoi obiettivi, vuole riuscire ad arginare per permettere all’allevatore di mantenere il suo originario ruolo di imprenditore puro”.