Categories: Archivio, Pol. Agricole

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(CHB) – Cagliari, 16 apr 2020 – Per l’agricoltura e l’allevamento in Sardegna si preannuncia un’estate difficile a causa degli effetti del post coronavirus. Perché se nel breve periodo “le aziende zootecniche isolane, seguendo le necessarie misure di sicurezza, stanno lavorando a regime e le imprese agricole stanno garantendo l’approvvigionamento ai beni di prima necessità portando avanti il loro lavoro, è nel medio-lungo termine che si spostano le preoccupazioni maggiori". A guardare con attenzione all’uscita dalla fase più calda della pandemia è Confagricoltura Sardegna. “Sarà un’estate estremamente dura e di grandi incertezze per una crisi forse mai vissuta prima dalla Sardegna”, dice al notiziario Chartabianca Luca Sanna, presidente regionale dell’associazione agricola e coordinatore di Agrinsieme Sardegna.
INCERTEZZE. “Dovremmo cercare di presentarci in autunno con un piano credibile di rilancio – sostiene Sanna – deve essere condotto dalla politica di concerto con le associazioni di categoria che possono farsi parte attiva per i suggerimenti più utili alle imprese". In questo scenario e in previsione dell’autunno di possibile ripartenza, secondo Confagricoltura Sardegna sarà necessario “che le aziende agricole e zootecniche ottengano i pagamenti che gli spettano sulla Politica comunitaria, primo e secondo pilastro – sottolinea Sanna – ma servirà anche un Piano di rilancio del sistema creditizio e l’organizzazione di una Pac che sia orientata tenendo conto delle conseguenze prodotte dal Covid 19 e, quindi, orientare gli strumenti comunitari per lenire le sofferenze patite fino a oggi e trovare vie di rilancio dei comparti agricoli”.

PAGAMENTI. Primo degli interventi richiesti, quello sui pagamenti. “Basterebbe far arrivare alle imprese i fondi del Piano di sviluppo rurale e della Pac che sono già stati previsti per il comparto ma di cui gli agricoltori ancora non hanno ancora visto quasi niente – spiega il numero uno Confagri – non c’è bisogno di avere chissà quali altri fondi. Se le nostre aziende potessero avere quanto hanno maturato su Pac e Psr già sarebbe un grosso sostegno. Abbiamo saputo dai vertici nazionali Agea che l’intenzione è quella di pagare presto – continua – ma ci preoccupa la lentezza con la quale la pubblica amministrazione nazionale, e specialmente regionale, sta agendo”. Occorre quindi "un piano d’azione che permetta l’istruttoria più rapida delle pratiche – prosegue Sanna – ci eravamo lasciati prima della pandemia con 80 mila pratiche da evadere e ancora oggi non si sa quante ne siano state smaltite".

ARGEA. Se sul fronte Agea arrivano possibili buone notizie con l’idea di anticipare tutta la Pac (e non come sempre il 70% entro il 30 ottobre), dall’altra resta aperto il fronte regionale. “Siamo in attesa di sapere se la pubblica amministrazione sarda che negli ultimi due mesi è costata diversi milioni di euro, abbia prodotto risultati – dice Sanna – aspettiamo qualche settimana poi dovremmo farci sentire. Perché per adesso nelle casse delle aziende agricole sta arrivando poco o nulla. La task force prevista da una legge del 2019 non esiste più, mentre tutte le altre iniziative programmate restano solo cariche di buoni propositi ma dal lato pratico sono inattuate. Parliamo di milioni di euro di crediti che le aziende agricole hanno nei confronti della pubblica amministrazione e ci aspettiamo arrivino – sottolinea il coordinatore Agrinsieme – cento milioni di euro per 25 mila aziende, costituiscono un aiuto importante".

CREDITO. Altro tema caldo quello del credito. “Tutti gli interventi nazionali destinati alle imprese, al momento, sembrano passare attraverso le banche e questo ci preoccupa – sostiene Sanna – le aziende agricole sarde già da tempo avevano grosse difficoltà a ottenere credito dalle banche, in particolare per la questione di merito creditizio, figuriamoci in questo momento di difficoltà dove la situazione aziendale potrebbe essere mutata – continua – vediamo se l’intervento sui prestiti fino a 25 mila euro con procedure più snelle potrà dare almeno un piccolo giovamento ma sarebbe un palliativo". La speranza, su questo versante “è che questa emergenza possa essere l’occasione per rivedere completamente il sistema del credito alle imprese agricole, e in modo particolare per le quelle sarde – continua il presidente Confagricoltura – nell’isola le aziende sono ancora più esposte nei confronti del sistema creditizio e non c’è spazio per fare altri prestiti. È proprio questo che si deve intervenire in qualche modo per ridimensionare i vecchi debiti o renderli compatibili con la nuova situazione economica”.

RIPARTENZA. Sul fronte ripartenza, poi “se non si darà alle imprese l’occasione non solo di sopravvivere, ma anche di investire per riprendersi, dopo questa crisi sarà davvero molto dura – spiega Sanna – lo stesso commercio del sistema alimentare in tutto il mondo cambierà. La pandemia ha diminuito la capacità delle merci di spostarsi e anche i metodi nel prossimo futuro potrebbero essere diversi da come li conoscevamo prima. Anche qui – continua – c’è bisogno di un piano di rilancio e noi associazioni ci stiamo preparando. Siamo ancora nel momento in cui la fase uno sta producendo i suoi effetti ma quando passeremo alla seconda fase dovremmo essere pronti. Se non aiutiamo le imprese oggi sarà difficile”.

CASO BRACCIANTI. Molto sfumato nell’isola, invece, il tema della mancanza dei braccianti. La denuncia era arrivata nelle scorse settimane al livello nazionale. "In Sardegna fortunatamente non viviamo questo problema che ha colpito in misura maggiore il sud Italia. Per l’isola però, seppure non si vivono gli stessi problemi di altre parti d’Italia, resta la richiesta di personale specializzato – conclude Sanna – al momento siamo abbastanza tranquilli ma non si esclude che prossimamente possa presentarsi il tema della mancanza di personale specializzato". (CHARTABIANCA) mpig © Riproduzione riservata credito agricoltura