Categories: Press Room

Condividi

Categories: Press Room

Condividi

ECONOMIA SARDEGNA, 30° RAPPORTO CRENOS: AGRICOLTURA VALE 24% IMPRESE, BENE EXPORT LATTIERO CASEARIO (+10%)

(CHB) – Cagliari, 09 giu 2023 – Il Rapporto del CRENoS sull’economia della Sardegna, in corso di presentazione a Cagliari, è arrivato alla sua trentesima edizione. 

  Nel 2021 il PIL in volume della Sardegna è pari a 32,1 miliardi di euro, in aumento del 6,4% rispetto all’anno precedente. In termini pro capite è pari a 20.231 euro per abitante, contro i 33.391 delle regioni del Centro Nord e mostra una ripresa del 7,2% rispetto al 2020, minore del dato nazionale (+7,3%) e del Centro-Nord (+7,4%), amplificando lievemente il profondo divario di reddito con le regioni settentrionali. Nel confronto con le altre regioni europee, il PIL per abitante della Sardegna è pari al 70% della media dell’Unione. L’Isola è 177a su 242 regioni, nel gruppo “regioni meno sviluppate” dal punto divista della distribuzione dei fondi europei per la politica di coesione (l’Italia raggiunge il 95% della media europea).

IMPRESE STABILI MA PICCOLE. Le imprese attive nel 2022 sono 145.043, numero stabile rispetto all’anno precedente. La concomitante contrazione demografica spinge in alto il valore dell’indice di densità imprenditoriale (91,7 imprese ogni mille abitanti), che in Sardegna è più elevato delle alle altre aree del paese. Una tale numerosità è però determinata dalla scala dimensionale estremamente ridotta (in media vi sono 2,8 addetti per impresa) che si riflette nella preponderante presenza di microimprese: queste sono oltre il 96% del totale e assorbono quasi il 63% del totale degli addetti (è il 39% nel Centro-Nord).

I COMPARTI. Dal punto di vista settoriale la regione conferma la sua specializzazione nel comparto agricolo (24% del totale delle imprese) e nei settori collegati al turismo (9%), mentre i settori legati alle attività svolte prevalentemente in ambito pubblico e ai servizi non destinabili alla vendita sono responsabili di quasi un terzo del valore aggiunto complessivo, una quota che non ha equivalente in ambito nazionale e supera anche quella del Mezzogiorno. Sul fronte del commercio con l’estero, il forte aumento del prezzo internazionale del petrolio spinge ancora verso l’alto il valore dell’export dei prodotti petroliferi (7,7 miliardi di euro nel 2022), che arriva a coprire l’85% del totale delle esportazioni della Sardegna.

BENE EXPORT. I restanti settori vedono nel 2022 una moderata espansione. Vi è un aumento delle vendite all’estero per: i prodotti della chimica di base (255 milioni di euro, +6%), le imprese del lattiero-caseario (148 milioni, +10%), l’industria estrattiva di metalli non ferrosi (84 milioni, erano meno di 7 nel 2021), le imprese navali (38 milioni, +29%), l’industria delle bevande (28 milioni, +6%) e dei prodotti da forno (28 milioni, +54%), mentre subiscono un calo le vendite di pietra, sabbia e argilla (35 milioni, -4%), e soprattutto quelle dell’industria dei prodotti in metallo (212 milioni di euro, erano 130 in più nel 2021). L’evidenza che emerge dai dati sulle imprese in Sardegna è un tessuto imprenditoriale con evidenti fragilità: una dimensione estremamente ridotta e una composizione settoriale che vede una prevalenza di imprese attive nei settori a più bassa produttività e legate alla produzione di beni non altrimenti commerciabili se non attraverso la domanda esterna che si esprime in loco.

LAVORO. I principali indicatori del mercato del lavoro (partecipazione, occupazione e disoccupazione) collocano la Sardegna in una posizione di svantaggio rispetto alla media nazionale ma migliore rispetto a quanto emerge complessivamente nel Mezzogiorno. Nel 2022 il tasso di occupazione e di disoccupazione sono rispettivamente pari a 54,9% e 11,5%. I segnali di ripresa già registrati nel 2021 si confermano nel 2022 con l’occupazione maschile tornata quasi ai livelli del 2019, mentre l’occupazione femminile ne rimane di oltre il 5% al di sotto e si riduce di circa 2.600 unità nell’ultimo anno. La ripresa dell’occupazione è trainata dall’industria (in controtendenza rispetto agli anni precedenti) e dalle costruzioni aumentate, rispettivamente, del 22,3% e del 9%, mentre i servizi e soprattutto l’agricoltura registrano variazioni negative. (CHARTABIANCA) red © Riproduzione riservata agricoltura