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(10) ELEZIONI: CONFAGRICOLTURA, INCONTRO CON CANDIDATI REGIONE: L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE MELE

(CHB) – Cagliari, 05 feb 2024 – Pubblichiamo l’intervento integrale del presidente di Confagricoltura Sardegna Paolo Mele, che stamattina a Cagliari è intervenuto in un incontro pubblico organizzato dall’organizzazione agricola con i candidati alla presidenza della Giunta regionale. 

“Buongiorno,

e benvenuti a questo quarto e ultimo incontro del tour promosso sui territori dell’Isola da Confagricoltura Sardegna, in vista delle prossime elezioni regionali del 25 febbraio.

Un tour che nelle scorse settimane ha fatto tappa a Oristano, Nuoro e Sassari e dove, come organizzazione di categoria agricola, abbiamo illustrato le nostre proposte alla politica, ai candidati per il rinnovo del Consiglio regionale, ma anche ad agricoltori e allevatori e a tanti portatori di interesse che tutti i giorni hanno a che fare con il nostro sistema produttivo.

Ringrazio quindi i candidati governatore per essere presenti oggi e lo stesso faccio con il nostro presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che ci ha raggiunto da Roma e che segue sempre con attenzione ciò che accade in Sardegna.

Un ulteriore ringraziamento va a tutta la struttura di Confagricoltura, dal regionale alle nostre emanazioni territoriali, per il grande lavoro svolto nell’organizzare e nel curare tutti gli appuntamenti messi in campo.

Nei tre incontri precedenti, ironia della sorte, sono intervenuti dal pubblico, con idee e proposte, un totale di quasi 60 candidati al Consiglio: in sostanza, il corrispondente dei prossimi eletti di tutta l’Isola che andranno a occupare gli scranni di via Roma.

Oggi, illustreremo le nostre proposte e i nostri suggerimenti su come deve essere o, meglio, su come ci auguriamo possa essere, l’agricoltura, nei prossimi cinque anni. Lo faremo, in particolare, verso chi avrà il compito di guidare la Regione Sardegna in un momento così delicato su numerosi fronti: dal contesto locale al nazionale, passando per quello internazionale.

Il 2024 ci vede subire tre grandi crisi geopolitiche che stanno condizionando l’economia e la stabilità, nelle relazioni internazionali, di aree importanti del pianeta. Siamo a quasi due anni dall’inizio della guerra russo-ucraina, e ancora non si vedono prossime soluzioni di pace;

a quattro mesi dall’ultima escalation militare del conflitto israelo-palestinese dove, anche in questo caso, non è all’orizzonte una rapida cauterizzazione dell’area.

A rendere il blocco euro-asiatico ancora più instabile, da alcune settimane, ci ha pensato anche l’emergenza che ha colpito il traffico merci che attraversa il Mar Rosso: oggetto di attacchi dalla sponda yemenita verso i cargo in transito in direzione di Suez, dove passa buona parte del commercio marittimo da e per l’Europa, e che ha visto intervenire militarmente le forze aeree statunitensi e britanniche e dove l’Italia sarà, probabilmente, indicata a guidare una missione di vigilanza di quelle acque.

Il 2024 sarà anche un anno di grandi tornate elettorali, dopo la Sardegna, che per noi conta ovviamente tantissimo; ci sarà fra pochi mesi il voto per il rinnovo del Parlamento europeo e poi, in autunno, le elezioni presidenziali negli Stati uniti e parlamentari nel Regno unito, unico stato ad aver abbandonato l’Unione europea.

Tornando a oggi, non possiamo non ricordare le proteste di migliaia di agricoltori in tutta Europa. Un movimento di piazza che ha raggiunto l’Italia e la Sardegna con manifestazioni nei porti e nelle vie di collegamento autostradali, ma anche nel cuore delle nostre città.

Questo quadro di instabilità, animato da rivendicazioni anche legittime, ci mette di fronte a quanto la Commissione europea, e come Confagricoltura lo andiamo dicendo da anni, non sia stata capace di dare le giuste risposte a un comparto in sofferenza e di quanto non sia stata capace di riadattare le azioni politiche a seconda delle evoluzioni del contesto internazionale: dalla pandemia del Covid alle crisi geopolitiche appena ricordate, che hanno portato a un aumento delle materie prime e dei costi energetici.

È tuttavia dovere di una organizzazione matura e inserita a pieno titolo nei pilastri fondanti di un paese democratico, come è Confagricoltura, affrontare i problemi non in piazza ma nei luoghi decisionali di Roma e Bruxelles.

In quei consessi dove il confronto e la trattativa possano permettere davvero di portare a casa dei risultati in merito all’ultima politica comunitaria che, a differenza d’altri, abbiamo sempre bocciato e su cui abbiamo chiesto modifiche fino a oggi.

Lo stesso continueremo a fare anche domani con il nuovo parlamento europeo, che avrà il dovere di mettere in cima all’agenda politica una rivisitazione degli interventi comunitari in agricoltura: primo fra tutti il pieno riconoscimento dell’agricoltore che fa davvero questo lavoro.

Si deve smettere, infatti, di concedere finanziamenti e aiuti a chi non opera attivamente in campagna, a chi non produce economie e occupazione e a chi sottrarre quindi ogni anno risorse importanti che spettano invece agli imprenditori agricoli. Questa è una battaglia che portiamo avanti da tempo e che non intendiamo abbandonare sia nel contesto locale e sia in quello europeo.

E sempre nell’ambito della macro-cornice che circonda le nostre comunità e che tiene unite le preoccupazioni dell’agricoltore sardo con quelle dell’andaluso o del boemo, c’è il tema della crisi climatica in corso.

Un’emergenza con cui saremo costretti a fare i conti per i prossimi decenni e che ci obbligherà a pensare a nuovi sistemi di produzione e a nuove modalità di gestione di fonti primarie come l’acqua. Anche in questo caso, ed è notizia d’attualità, la terribile siccità che sta interessando numerosi territori del nord Sardegna si aggiunge a quelle attraversate negli ultimi anni in diverse realtà d’Italia.

Chiederemo al prossimo governo regionale di lavorare, in collaborazione con Roma e Bruxelles, per una nuova politica agricola comunitaria sarda, capace cioè di tener conto delle peculiarità del nostro territorio e della tipologia delle imprese che vi operano.

È impensabile che, ancora oggi, non esistano strumenti finanziari nazionali o europei che possano coprire il gap dell’insularità: la vera palla al piede che incide pesantemente sulle merci in ingresso e in uscita dalla nostra Isola, condizionando di conseguenza ogni ambizione di sviluppo e di crescita del nostro comparto.

O creiamo le condizioni perché lavorare in agricoltura sia di nuovo appetibile oppure il ciclo di spopolamento di intere aree rurali della Sardegna sarà irreversibile.

O creiamo le condizioni affinché i nostri giovani rimangano, anche nei paesi più piccoli, e si riavvicinino all’agricoltura e all’allevamento oppure migliaia di imprese scompariranno nel prossimo decennio, con una perdita gravissima in termini di conoscenze e saperi della nostra tradizione e con un pericoloso abbandono delle campagne, in termini di presidio del territorio nel contrasto agli incendi e al dissesto idrogeologico.

Proporre, tuttavia, ai nostri giovani di tornare a lavorare in campagna ci impone di investire risorse importanti, e con la Regione si possono realizzare finanziamenti ad hoc, nella loro formazione.

Dobbiamo costruire in Sardegna un’agricoltura istruita, che si possa confrontare a pari livello con quelle dei colossi produttivi del pianeta o con quelle dei paesi emergenti. Dobbiamo formare agricoltori 5.0 che conoscano le lingue e possano viaggiare in tutto il mondo per acquisire nuove conoscenze. Al contempo è però indispensabile investire e creare una classe dirigente di livello nel mondo della trasformazione e della commercializzazione: alla guida dei nostri settori di marketing dobbiamo mettere il meglio dei nostri giovani laureati e non gli amici degli amici.

Guardare in fondo all’orizzonte significa chiedere a tutti di fare la propria parte e le istituzioni non sono esenti da questo compito. Al prossimo governo regionale chiederemo riforme radicali nella gestione della macchina amministrativa a partire dalla riorganizzazione delle competenze dell’Assessorato dell’Agricoltura e delle tre Agenzie agricole regionali: Laore, Agris e Argea. L’impasse di questi ultimi anni è qualcosa di cui ci dobbiamo liberare il prima possibile.

Il futuro o, anzi, il prossimo futuro che ci aspetta è un cammino fatto di ciò che avremo la capacità di lasciarci alle spalle, con coraggio e passione: un balzo in avanti che, tenendo ben stretto ciò che della tradizione sarà più utile portare con noi, ci traghetti verso un’irrimandabile epoca di innovazione e rivoluzione tecnologica e produttiva, scientifica e sociale.

Un cambio di passo dove l’agricoltura ecosostenibile sarà il cuore pulsante capace di sfamare il mondo e di conservarne al contempo la biodiversità, che abbiamo il dovere di lasciare ai nostri figli. (CHARTABIANCA) red © Riproduzione riservata agricoltura imprese regione