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GRANO DURO. CON CROLLO DEI PREZZI E AUMENTO MATERIE PRIME NON SI COPRIRANNO I COSTI DI PRODUZIONE. LA COMMISSIONE UNICA NAZIONALE INCIDA DI PIÙ SU DINAMICHE DI MERCATO
Cagliari, 15 giugno 2026 – “Con le trebbiatrici che stanno entrando nei campi della Sardegna, le quotazioni del grano duro precipitano, con un calo ancora in movimento, a 27 euro al quintale, ben al di sotto dei costi di produzione. Un quadro che prefigura, di fatto, l’arrivo di una delle peggiori stagioni mai registrate negli ultimi anni dal comparto isolano”. L’allarme arriva dal presidente di Confagricoltura Sardegna, Stefano Taras, che ha aggiunto: “In ambito nazionale sono proprio le isole, rispetto all’andamento dei prezzi nelle regioni del nord, del centro e del sud, a registrare la condizione più critica”. La tempesta perfetta, su cui Confagricoltura Sardegna aveva già lanciato l’allarme lo scorso autunno, ha raggiunto l’apice nell’ultimo trimestre con le turbolenze dei mercati internazionali innescate dalla guerra israelo-statunitense contro l’Iran. Il conflitto e il conseguente blocco commerciale nello stretto di Hormuz hanno fatto salire vertiginosamente i prezzi del carburante agricolo e soprattutto quelli dell’Urea, il più importante fertilizzante a base azotata prodotto per circa il 40%, rispetto al mercato globale, nello scacchiere del Golfo Persico. Aumento dei prezzi delle materie prime e crollo del valore del grano duro rischiano quindi di mandare in rosso il mondo cerealicolo sardo, già stremato da stagioni difficili, e di comprometterne pesantemente la programmazione per i prossimi anni, con il rischio di un forte abbandono della coltura. Una condizione che andrà a incidere, di conseguenza, sulle produzioni di pane e pasta.
La Commissione unica nazionale. Lo tsunami che sta per investire il comparto si era provato ad arginarlo nei mesi scorsi attraverso l’istituzione, per mano del Ministero dell’Agricoltura, della Commissione unica nazionale (CUN) per il grano duro: un organismo pensato per definire un prezzo indicativo del prodotto e per monitorare il più ampio mercato cerealicolo nazionale.
Una CUN da migliorare. “La CUN è una buona intuizione, ma si deve evolvere. Deve passare da strumento di rilevazione del prezzo a strumento di governo della filiera”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Sardegna, Stefano Taras, che ha precisato: “Il grano duro italiano non deve essere considerato una commodity indistinta, ma una produzione strategica che ha bisogno di qualità, programmazione e giusta remunerazione. Questa proposta di miglioramento della CUN non deve essere interpretata come una critica all’idea di trasparenza del mercato, che resta necessaria e condivisibile. Il vero tema – ha proseguito Taras – è capire se l’attuale modello sia realmente in grado di garantire una formazione del prezzo che rifletta il valore del grano duro nazionale, premi la qualità, tuteli i produttori e assicuri equilibrio lungo tutta la filiera. In altre parole, la domanda non è se serve una CUN, ma se la CUN, oggi esistente, sia sufficientemente rappresentativa, trasparente ed efficace per rispondere alle esigenze della cerealicoltura italiana”.
Allo stato attuale, infatti, “molti operatori stanno maturando l’idea che la CUN finisca per registrare dinamiche già avvenute piuttosto che anticiparle. In un mercato ormai fortemente influenzato dalle quotazioni internazionali, da una crescente finanziarizzazione a rischio speculativo, dalle importazioni e dalle strategie dell’industria molitoria, il prezzo definito dalla Commissione rischia di essere percepito come una semplice presa d’atto delle condizioni esistenti, senza incidere realmente sui rapporti di forza della filiera. Ecco perché è necessario trasformare rapidamente la CUN da semplice osservatorio del prezzo a strumento di mercato”, ha concluso il presidente Taras.